[Recensione] I clienti di Avrenos

La brezza che increspa la luccicante “seta nera” del Bosforo; i tramonti che sembrano fiori carnosi; vicoli oscuri e odori di spezie. Personaggi insoddisfatti, patetici, di poco spessore, anime in pena, identità alla deriva dilaniate dalla noia e affette da uno strano spleen decadente.

Ed è sotto questa uggia nociva che si dipana la vicenda de “I Clienti di Avrenos”, che comincia in un night club di Ankara, il Chat Noir e dove incontriamo la più giovane employé, Nouchi.

Nouchi, ungherese e che «probabilmente non arrivava ai diciott’anni e aveva lineamenti irregolari, un naso aguzzo, due occhi penetranti come punte di spillo », lavora come ballerina e cantante al Chat Noir (« In fondo era lo stesso, a Bucarest, a Sofia, a Smirne, ad Ankara o a Istanbul! Dapeprtutto c’erano gli stessi night-club, le stesse ballerine, e anche gli stessi clienti »).

Bernard de Jonsac, francese di quarant’anni, dragomanno (tuttofare) all’Ambasciata franscese, affascinante ma non tanto ricco, che ostenta uno scetticismo, un’indifferenza e una calma del tutto opposti al suo aspetto, del Chat Noir è un habitué e in una delle solite e insipide serate conosce la giovane Nouchi. Dopo impenetrabile oasi di intimità con la ballerina, durata il tempo di qualche drink, Bernard viene assalito da una serie di sensazioni e idee contrastanti, alle quali non riesce (vuole) a resistere: «non voleva separarsi da Nouchi, o meglio non voleva che lei lo abbandonasse

Parte con lei per Istanbul. Divide con lei una camera d’albergo.

La guarda mentre lei si mostra sfrontata e pudica, priva di vestiti, senza mai concedersi, mentre tesse la trama di una lunga e frustrante storia d’amore/amicizia.

A Istanbul, nel distretto Pera (Beyoğlu), dove si viene sempre a sapere tutto di tutti, ci sono gli amici di Jonsac, suoi coetanei, un po’ bohémien, un po’ debosciati, che passano le giornate intere a vedere i clienti di Avrenos «artisti, giornalisti, uomini d’affari, nobili decaduti, viveur di mezza tacca, sorseggiando raki e fumando narghilè pieni di hashish».
Dei falliti, insomma, verso i quali Nouchi nutre una vera e propria repulsione, ma che seduce perseguendo i suoi loschi e infimi scopi.

E poi c’è Leila, una ragazza ricchissima, di sanissimi e imprescindibili principi, perdutamente innamorata di Bernard. E sarà proprio la morale di Leila a far pagare lo scotto a tutti.

Un romanzo scritto magistralmente, che non si riesce a identificare in un genere ben preciso, ma che ha in seno oscurità e corruzione.

Una trama originale che corre lungo torbidi fili; Simenon manovra in modo eccellente le parole, costruisce con esse peaesaggi così nitidi da essere reali.

Poesia per gli occhi.

Con la stessa bravura, muove Nouchi e il debole, succube e inetto Bernard.

Un libricino che fa pensare al potere delle donne, al debolezza mentale e alla voglia di vivere.

“Avrebbe continuato ad aggirarsi per quelle zone, dal Bosforo al Mar di Marmara, dalle isole dei Principi a Prinkipo, da Istanbul a Galata e dai vecchi quartieri a Pera, dai piccoli caffè turchi, dove si sta seduti all’ombra di un fico, alla pasticceria della Grand-Rue, dal bar del Pera Palas al Maxim e allo Chat Noir.”

I Clienti di Avrenos.  Georges Simenon. Adelphi.  Pag.157  Anno: 2014
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