Citazione

Forse più di tutti amava i papaveri…

Raccoglieva grandi mazzi di fiori selvatici, primule piene di miele, cuscini blu di scabiosa, rose canine, e li portava a casa, dove non  vivevano a lungo, cosa che non la preoccupava, poiché al loro posto ne spuntava no sempre di nuovi.

Fiorivano e appassivano e morivano e sempre tornavano la primavera successiva, e sempre sarebbero tornati, pensava la bambina magra, anche  quando lei sarebbe stata morta e sepolta.

anzac-day

 

Forse più di tutti amava i papaveri selvatici, che tingevano di rosso sangue la sponda verde.
Le piaceva raccogliere un bocciolo grasso e pronto a schiudersi, con i labbri verdi e pelosi.
Con le dita apriva l’involucro dei petali, ed estraeva la rossa seta sgualcita – leggermente umida, le sembrava –  e la spiegava alla luce del sole.
Dentro di sé sapeva che non avrebbe dovuto farlo.
Stava troncando una vita, interrompendo un dispiegarsi naturale, per il piacere della curiosità soddisfatta e un barlume della segreta, scarlatta, spiegazzata e vaporosa carne di fiore.
Che avvizziva quasi subito tra indice e pollice.
Ma cen’erano sempre altri, tanti altri.
Erano una cosa sola, il campo, la siepe, il frassino, la sponda intricata, il sentiero battuto, le innumerevoli forme divita, e la bambina magra, una volta posato il mazzo e la maschera antigas, era solo una delle tante. 

(Ragnarök. La fine degli dèi – Antonia S. Byatt)

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