[Recensione] Il bacio della donna ragno

– Lei si vede che ha qualcosa di strano, che non è una donna come tutte. Molto giovane, un venticinque anni tuttalpiù, con un faccino un po’ da gatta, il naso piccolo, all’insù, il taglio della faccia è… più rotondo che ovale, la fronte spaziosa, le guance pure grandi ma che poi scendono giù a punta, come i gatti.

-E gli occhi?

-Chiari, quasi di sicuro verdi, li socchiude per disegnare meglio. Guarda il modello, la pantera nera dello zoo, che prima se ne stava pacifica nella gabbia, accucciata. Ma quando la ragazza ha fatto rumore col cavalletto e lo sgabello, la pantera l’ha vista e ha cominciato a girare per la gabbia e a ruggire contro la ragazza, che fino allora non aveva trovato il chiaroscuro giusto da dare al disegno.

Ci sono libri che restano nel cuore, vere e proprie perle, la cui scoperta è spesso casuale.

Inserito in una lista di libri a tematica omosessuale, intercalato tra Carne e sangue di Michael Cunningham, Crocodilia di Philip Ridley, Jack Holmes e il suo amico di Edmund White e La morte della bellezza di Giuseppe Patroni Griffi, lo avevo sempre un po’ snobbato. Perchè? Non lo so. Ed ammetto di aver fatto un gravissimo errore.

Penitenziario di Buenos Aires. 1975

Valentin Arregui e Luis Alberto Molina sono due detenuti, chiusi nella stessa cella, la numero 7 del Braccio D.

Il primo, militante rivoluzionario, scontroso e intransigente, è stato incarcerato per questioni politiche; il secondo, omosessuale, dolce e sognante, si trova dietro le sbarre per corruzione di minore.

Durante la prigionia, Molina, con tono trasognato e una ricchezza estrema di particolari, racconta a Valentin le trame dei vecchi film hollywoodiani, e per ore al giorno i due uomini ottengono una libertà che non ha prezzo: quella dell’immaginazione.

La storia sembra essere una delle più semplici e banali, ma lo è solo in apparenza. In realtà, il bacio della Donna Ragno, nasconde all’interno della sua trama, sfumature iridescenti che lasciano stupefatto il lettore. Tra Valentin e Molina non c’è solo la convivenza forzata, non c’è solo empatia per il ruolo a cui sono costretti. Tra i due nascerà un sentimento autentico e puro, che non ha nulla da invidiare alle protagoniste di quei romantici film raccontati da Molina.

Tra l’intonaco grezzo delle pareti e vitto del carcere che sa di gesso, tra lo sporco e le coperte ruvide, Valentin e Molina si ameranno di un amore tanto intenso quanto improvviso;

– Per un minuto solo, mi è sembrato di non essere qui… né qui, né fuori

– …

– Mi è sembrato che io non c’ero… che c’eri solo tu.

– …

– O che io non ero io. Che adesso io… eri tu.

impareranno, l’uno dall’altro, l’importanza dei propri ideali e della propria dignità, il rispetto verso se stessi e verso gli altri, e l’importanza di non estromettere i sentimenti dalla propria vita.

– E promettimi un’altra cosa… che ti farai rispettare, che non permetterai a nessuno di trattarti male, né che ti sfrutti. Perché nessuno ha il diritto di sfruttare nessuno”.

Con un registro semplice ma d’impatto, formato esclusivamente da dialoghi, Manuel Puig confeziona un’opera senza tempo, un romanzo basato su solidi e coerenti contrasti.


Da vedere assolutamente è la trasposizione cinematografica del romanzo del 1985 diretto da Hector Babenco, con uno spettacolare e perfetto William Hurt nel ruolo di Molina e Raul Julia in quello di Valentin; di particolare interesse, invece, ma non meno d’impatto, sono le numerose versioni teatrali, di cui consiglio quella del 1990 di Fortunato Calvino, con Paolo Coletta e Raffaele Esposito.

– Io non sono la donna pantera.

– E’ vero, non sei la donna pantera.

– E’ molto triste essere una donna pantera, nessuno può baciarla. Né niente.

– Tu sei la donna ragno, che acchiappa gli uomini nella sua tela.

– Che bello! Questo sì che mi piace!

Alla prossima.

Sil.

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