WWW Wednesday #2

Buongiorno lettori!
Giornata grigia e piovosa, ma tant’è. 😦

Oggi vi propongo il secondo appuntamento con la rubrica del mercoledì WWW Wednesday.

L’intento di questa rubrica è quella di riportare le letture in corso, quelle nella quale si risponde a tre domande:

  1. What are you currently reading? Che cosa stai leggendo?
  2. What did you recently finish reading? Cosa hai appena finito di leggere?
  3. What do you think you’ll read next? Cosa pensi leggerai in seguito?

A voi i miei WWW:

  1. What are you currently reading? Che cosa stai leggendo?
    Candy
    di Terry Southern. Candy-Southern-Hoffenberg-Elliot-Edizioni-controletture
    Trama: Affascinata dal professore di Etica contemporanea e dalle sue quanto mai liberali teorie sul “meraviglioso privilegio di concedersi completamente”, la bellissima Candy Christian si dispone a offrire il proprio corpo all’umanità per colmarne i dolori e le ingiustizie. Ed è così che, senza neanche saper come, la nostra protagonista (quasi una versione femminile del “Candide” di Voltaire) precipita in un carosello di avventure erotiche – e nondimeno grottesche – che sfuggirà ben presto al suo controllo. L’iniziatore sarà il giardiniere messicano di famiglia, che evidentemente ha “un gran bisogno di lei”. Ma ecco poi lo zio Jack, un vecchio fattorino, il dottor Dunlap, Grindle il guru, e molti altri, in luoghi, modalità e compagnie da scorprire…

    Come accennavo nel Teaser Tuesday di ieri, sto trovando questo libro estremamente piacevole. 🙂


  2. What did you recently finish reading? Cosa hai appena finito di leggere?
    Il bacio della donna ragno di Manuel Puig.
    Trama: Nella cella di una prigione di Buenos bacio donna ragno controlettureAires, ai tempi della sanguinosa dittatura dei generali, il militante di un movimento clandestino si ritrova con un omosessuale condannato per corruzione di minori. Due personaggi radicalmente diversi: l’uno ha tutti i modi di pensare dell’intellettuale politicizzato, l’altro si identifica con il mondo sentimentale dei film hollywoodiani. Così, per distrarre il compagno, prende a raccontargli i film che ama, scena per scena, con il linguaggio di chi crede assolutamente vere quelle storie. La convivenza forzata cambierà entrambi i prigionieri, in un susseguirsi di colpi di scena e in un crescendo di drammaticità e di intrigo.

    Un libro che mi rimarrà nel cuore.


  3. What do you think you’ll read next? Cosa pensi leggerai in seguito?
    Per la prossima lettura sono indecisa tra:

    • La casa d’inferno di Richard Matheson
      Trama: Per più di vent’anni la casa appartenuta a Belasco è rimasta vuota. Indicata come la più inaccessibile delle case infestate, è un antico palazzo le cui mura hanno assistito a scene di orrore e depravazione inimmaginabili. Due tentativi di investigarne i segreti si sono conclusi terribilmente. Ora si prepara una nuova spedizione: quattro persone entrano in quel luogo misterioso, determinate a sondare gli ultimi segreti di vita e di morte che vi si celano. Ognuno di loro è spinto da una ragione personale per sfidare le mille tentazioni di quella dimora: ma potranno le loro anime sopravvivere di fronte a quanto si nasconde nella casa più infestata del mondo?
    • La morte di Artemio Cruz di Carlos Fuentes
      Trama: Artemio Cruz è l’uomo della rivoluzione che conquista il potere e, invece di adoperarlo a fini liberatori, lo usa per opprimere e soppraffare; l’idealista che diventa profittatore. Ora è sul letto di morte, tra il lezzo del sudore e l’afrore dei medicinali, i bisbigli della moglie e della figlia, le insistenze del prete, le trame dei suoi seguaci. Ripensa alla sua esistenza tumultuosa, progetta quello che avrebbe potuto essere, soffre la sua agonia. E intorno a lui si affollano i fantasmi delle donne che ha amato, i compagni sacrificati, Villa, Zapata…
    • Sentieri di sangue di Jack Ketchum
      Trama: Arizona, 1848. L’anno in cui si è conclusa la guerra messicana. Nel piccolo Fanny Saloon di Gable’s Ferry il destino fa incontrare il giovane giornalista Marion T. Bell e il quasi leggendario John Charles Hart. Per allontanarlo dal vizio della bottiglia, Hart conduce con sé il ragazzo dall’amico Mother, e insieme si guadagnano da vivere catturando cavalli selvaggi. Fino al giorno in cui i tre, nei pressi delle rive del Colorado, si imbattono in Elena, una giovane donna messicana gravemente ferita che racconta loro di essere stata rapita, stuprata e schiavizzata assieme alla sorella Celine. I colpevoli? Le Hermanas de Lupo, le terribili sorelle Valenzura, e i loro scagnozzi, con la complicità dello spietato disertore Paddy Ryan.
      Sono trascorsi secoli da quando gli Antichi Dei del Messico richiedevano sacrifici umani, ma quei tempi sono davvero finiti? Ancora qualcuno innalza preghiere e offre sangue a Tezcatlipoca, dio della luna e della notte?
      Inauditi orrori continuano a essere perpetrati fra le mura dell’hacienda in cui le Valenzura portano avanti i loro sporchi traffici. E la sorella di Elena è ancora là, prigioniera…

Quali mi consigliate? E quali sono le vostre letture? 🙂

 

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[Recensione] Abbiamo sempre vissuto nel castello

Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.

In poche righe Shirley Jackson racchiude un mondo, quello di Merricat e Constance.

In “Abbiamo sempre vissuto nel castello” ritroviamo la delicatezza e il genio dell’autrice, già presente in “L’incubo di Hill House” e “La lotteria”. Ma se nel primo abbiamo a che fare con un’entità apparentemente soprannaturale e uno stile allusivo, nel secondo con uno spietato e ambiguo pragmatismo, con questa opera il registro della Jackson muta in qualcosa di diverso: ci sembra controletture-we-have-always-lived-in-the-castledi vivere un’esistenza surreale ma al tempo stesso vera, autentica, intima; tutti gli elementi di una fiaba sono combinati tra loro con perfetta maestria: atmosfere tenui e velate, una sorella da proteggere, strani rituali e parole magiche, oggetti sotterrati e Cattivi da combattere.

La narratrice è Merricat, una ragazza che in quelle tinte gotiche risplende come un prisma colpito dal sole. È innocente e capricciosa come una bambina piccola, Mary Katherine, ma intelligente e spietata come nessun altro. È una Blackwood, una ricca e temuta famiglia, e come tutti i loro è vittima di diffidenza e odio. Merricat, legatissima al gatto Jonas, vive insieme alla sorella Constance, una giovane donna rinchiusa nel proprio mondo (la cucina), terrorizzata dall’ambiente esterno ed accusata di aver avvelenato, qualche anno prima, quasi tutta la sua famiglia mescolando arsenico nello zucchero. Con le due sorelle, nell’enorme casa in una tenuta del Vermont, vive lo zio Julian, un uomo colto ed elegante – aggiungerei quasi raffinato – legato al passato e abbarbicato a ricordi che non vuole lasciare andare, sopravvissuto all’avvelenamento con forti ripercussioni sul suo fisico.

Merricat, disse Connie, tè e biscotti: presto, vieni.
Fossi matta, sorellina, se ci vengo m’avveleni.
Merricat, disse Connie, non è ora di dormire?
In eterno, al cimitero, sottoterra giù a marcire!

I tre protagonisti sono intrappolati nel proprio mondo, in isolamento, banditi, perseguitati e derisi dagli abitanti del piccolo villaggio, barricati in un bunker fatto di
mattoni, porte e finestre e routine. Merricat è l’unico collegamento che lo zio Julian e Constance hanno con l’esterno ed è l’unica che ha il coraggio di esporsi al dileggio.

Puerile e selvaggia, Mary Katherine, per lei la vita è un gioco. Terrorizzata e un po’ dipendente/succube della sorella, Constance.

Andando a fare la spesa feci un gioco. Mi ispirai a quei giochi da tavolo infantili in cui ogni giocatore lancia il dado e procede; c’è sempre un pericolo in agguato, per esempio «stai fermo un turno» o «retrocedi di quattro caselle» o «torna al via», e piccoli vantaggi, come «avanza di tre caselle» o «tira di nuovo».

 
Ma quando quella routine si spezza, quando la sicurezza costruita con tanto impegno e quando sensazione di pericolo e di disagio avanzano come una marea e contagiano l’animo delle nostre protagoniste, l’inquietante e vera essenza dei Blackwood si erge al di sopra di tutto, orgogliosa e fiera, con un finale degno proprio di una fiaba e costringendo gli abitanti del villaggio a una quasi catartica redenzione.

Una storia, un racconto dolce amaro, un’iperbole che sfiora il terrore, il dramma e l’horror. Un romanzo che non vuole essere pretenzioso, ma che un insinua nel lettore un graduale stato di angoscia.

 Shirley Jackson, musa di autori del calibro di Richard Matheson, Stephen King e Neil Gaiman, non sbaglia. Mai. Le sue parole sono insegnamento e si fondano su una nuova e senza precedenti teologia dell’inquietudine.

Da leggere. Assolutamente.

Alla prossima

Sil.

[Recensione] La mano sinistra di Calvus

L’ex gladiatore Saevius è certo che la Fortuna gli stia sorridendo quando un politico pompeiano lo compra per farne la sua guardia del corpo. Almeno finché il suo nuovo padrone, Calvus Laurea, ordina a Saevius di scoprire con che gladiatore sua moglie stia avendo una sordida relazione. Per riuscirci, Saevius deve tornare nell’arena, ad allenarsi insieme agli uomini che sta spiando. Peggio ancora, adesso è agli ordini di Drusus, un lanista notoriamente crudele… eppure stranamente intrigante.

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